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Capitalismo familiare: il caso GIVI tra passione, impresa e innovazione

Il capitalismo familiare presenta limiti e opportunità. La storia di GIVI mostra come passione, continuità generazionale e know-how possano diventare fattori di successo internazionale

Il Capitalismo Familiare, tratto caratteristico di larga parte del nostro tessuto produttivo, si trova spesso sul banco degli imputati.

Da più parti, infatti, si ritiene che esso rappresenti un punto debole del sistema imprenditoriale italiano, in quanto fonte di limiti e distorsioni.

Le accuse mosse al nostro capitalismo familiare hanno certamente un fondamento di verità, ma esiste anche una seconda faccia della medaglia.

Le strette connessioni tra l’impresa e la vita, le esperienze, le storie delle famiglie fondatrici infatti portano in azienda una peculiare dedizione e un irripetibile entusiasmo.

Prendiamo il caso di GIVI S.P.A., dinamica multinazionale tascabile lombarda, che oggi rappresenta un gruppo con 11 filiali, oltre 600 dipendenti e una importante presenza a livello internazionale.

L’azienda trae il suo nome dalle iniziali del fondatore, Giuseppe Visenzi, personaggio iconico nel mondo del motociclismo, pilota di grande talento ed enorme coraggio, ma soprattutto sportivo di immensa passione.

Chiusa l’esperienza nel mondo delle competizioni, fondamentalmente a causa di due brutti e dolorosi incidenti, Giuseppe Visenzi trasportò la sua passione per le due ruote nel campo dell’impresa.

Oggi GIVI è un’azienda di grande dinamismo e chiara fama, che compete con successo a livello internazionale, grazie ad un prezioso patrimonio in termini di know-how, design e innovazione.

Scomparso nel 2009 il fondatore, la guida del gruppo si trova saldamente nelle mani della seconda e terza generazione della famiglia, eredi della sua dedizione e della sua passione.

Sarebbe miope e poco intelligente disconoscere le limitazioni, le farraginosità e gli appesantimenti che il capitalismo famigliare a volte trasferisce sul tessuto imprenditoriale del nostro Paese.

Al tempo stesso, però, non bisogna sottovalutare le straordinarie componenti di tenacia, entusiasmo e dedizione che il medesimo fenomeno introduce nella viva carne di molte nostre aziende.

Dedico al capitalismo familiare italiano, a Giuseppe Visenzi e alla bella azienda bresciana un mio articolo per la rubrica “TechnItaly – Il Made in Italy della Tecnologia” sulla rivista Memo Grandi Magazzini Culturali.

L’articolo completo è stato pubblicato su grandimagazziniculturali.it

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