Si può usare il marchio di qualcun altro sui social?
La domanda è tornata di attualità in questi giorni con il caso della Circumvesuviana di Napoli.
EAV, la società che gestisce il servizio ferroviario, ha diffidato alcune pagine e gruppi social dall’utilizzare nelle proprie denominazioni riferimenti come “EAV” e “Circumvesuviana”, contestando il rischio che gli utenti possano considerarli canali ufficiali o comunque riconducibili alla società.
La vicenda pone una questione interessante: fino a che punto è possibile utilizzare il nome o il marchio di un altro per parlare proprio di quell’azienda, dei suoi prodotti o dei suoi servizi?
La risposta non può essere un semplice “sì” o “no”.
Il diritto dei marchi tutela il titolare anche rispetto a utilizzi che possano generare confusione sull’origine di un servizio o sull’esistenza di un collegamento con il titolare del segno. Allo stesso tempo, però, utilizzare il marchio altrui non significa automaticamente violarne i diritti.
Un marchio può essere necessario, ad esempio, per identificare l’oggetto di un’informazione, di una critica o di un commento. E quando entrano in gioco satira e parodia, al diritto sul marchio si affianca anche la libertà di espressione.
Qualche settimana fa la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha ricordato che anche di fronte a un marchio notorio occorre effettuare un bilanciamento, considerando elementi come la buona fede, l’interesse generale del messaggio, l’eventuale carattere commerciale dell’utilizzo e il rischio che il pubblico attribuisca erroneamente quel messaggio al titolare del marchio.
Ed è probabilmente questo il punto più interessante.
Sui social il confine tra parlare di qualcuno e sembrare quel qualcuno può diventare molto sottile: nome dell’account, logo, grafica, descrizione della pagina, contenuti e finalità dell’utilizzo possono contribuire a determinare la percezione dell’utente.
La vicenda Circumvesuviana pone quindi una questione che riguarda moltissimi soggetti: aziende, associazioni, gruppi di consumatori, fan page, pagine satiriche e creator.
Perché proteggere un marchio è un diritto.
Ma anche poterlo nominare può essere necessario per informare, discutere e criticare.
È nel confine tra queste due esigenze che, ancora una volta, deve intervenire il diritto.