Un’intelligenza artificiale può essere addestrata utilizzando migliaia di canzoni. Ma cosa succede se, invece di limitarsi a impararne caratteristiche e schemi, finisce per “memorizzare” parti riconoscibili di un brano protetto dal diritto d’autore?
È uno dei temi affrontati dal Tribunale di Monaco in una recente sentenza che riguarda “Suno“, piattaforma di intelligenza artificiale capace di generare musica. E la distinzione è molto importante.
Prendiamo ad esempio una persona che ascolta centinaia di canzoni per imparare a comporre musica. Un conto è apprendere da quelle opere tecniche, strutture e caratteristiche generali. Un altro è ricordare una determinata canzone al punto da riuscire a riprodurne parti riconoscibili.
Secondo il Tribunale tedesco, qualcosa di simile può accadere anche con l’intelligenza artificiale.
Se durante l’addestramento alcuni elementi di un’opera rimangono memorizzati all’interno del modello e possono successivamente riemergere negli output generati, si può entrare nel campo della violazione del copyright.
La questione, quindi, non riguarda soltanto quali opere vengono utilizzate per addestrare un sistema di IA. Riguarda anche cosa rimane di quelle opere all’interno del modello.
È un passaggio significativo perché sposta il confine del dibattito: dall’utilizzo dei contenuti per il training al funzionamento stesso dell’IA e alla sua capacità di restituire elementi creativi riconoscibili.
Si tratta di una pronuncia di primo grado, quindi non si può parlare ancora di un orientamento consolidato. Ma indica con chiarezza una delle domande con cui il diritto d’autore dovrà confrontarsi sempre più spesso.
Perché imparare da un’opera e conservarne una copia non sono la stessa cosa. Neppure per un’intelligenza artificiale.