È durato pochi giorni “Build the Wall”, il videogioco pubblicato sul sito della Casa Bianca – in pieno stile Arcade – nel quale i giocatori dovevano impilare blocchi per costruire un muro e “proteggere il confine dall’orda in arrivo”.
Una dinamica di gioco che ricordava molto da vicino quella del celeberrimo “Tetris”.
The “Tetris Company” aveva subito preso le distanze dall’iniziativa, precisando di non aver partecipato alla realizzazione del gioco e di non aver autorizzato o concesso in licenza il proprio marchio o la propria proprietà intellettuale.
Con un’avvertenza piuttosto esplicita: “Prendiamo molto seriamente la violazione del copyright”.
Pochi giorni dopo, “Build the Wall” è scomparso dalla sezione Arcade del sito della Casa Bianca. Al momento non è stata resa nota ufficialmente la ragione della rimozione.
Un caso che non appare isolato. Negli ultimi mesi altri titolari di diritti hanno contestato l’utilizzo dei propri contenuti nella comunicazione dell’amministrazione statunitense. Tra questi anche Pokémon, mentre altri contenuti della Casa Bianca avrebbero richiamato elementi associati a brand del gaming come Sega e Xbox.
Una sequenza che pone una questione più ampia: fino a che punto la comunicazione può appropriarsi di linguaggi, immagini e segni divenuti iconici?
La notorietà di un’opera o di un marchio non li rende necessariamente liberamente utilizzabili. E marchi, elementi grafici, contenuti creativi e meccaniche di gioco possono chiamare in causa forme di tutela differenti.
Il confine tra ispirazione, citazione e violazione dei diritti di proprietà intellettuale può essere sottile.
E questa volta, proprio mentre si costruiva un muro, quel confine è tornato al centro della scena.