“Ecologico”, “sostenibile”, “amico dell’ambiente”: parole ormai entrate nel linguaggio quotidiano di molte aziende. Ma dal 27 settembre 2026, con l’applicazione delle nuove regole europee contro il greenwashing, utilizzarle nella comunicazione commerciale richiederà molta attenzione.
I claim ambientali generici, infatti, non potranno più essere utilizzati senza elementi in grado di dimostrarne concretamente la fondatezza. Non solo: anche le dichiarazioni relative alla riduzione delle emissioni dovranno indicare con chiarezza perimetro, riferimento temporale e metodologia utilizzata.
In altre parole, dire che una bottiglia semplicemente è “green” può non essere sufficiente. Si potrà invece dichiarare che “contiene il 70% di plastica riciclata”, quando il dato è verificabile e correttamente riferito al prodotto, per fornire al consumatore un’informazione precisa e controllabile.
Le nuove regole non riguardano solo packaging e pubblicità, ma anche siti internet, social media, marchi, simboli ed etichette di sostenibilità.
Per le imprese, quindi, la sostenibilità diventa sempre più anche una questione di corretta comunicazione: non basta perseguire obiettivi ambientali, bisogna prestare attenzione a come vengono raccontati.
Perché tra essere green e dire di esserlo, oggi, c’è di mezzo anche il diritto.