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Studio Legale Improda

Cashmere sostenibile: il caso Saldarini tra impresa e responsabilità sociale

Il progetto di Saldarini 1882 in Mongolia unisce sviluppo aziendale e tutela dei pastori, mentre il riconoscimento dell’Indicazione Geografica per il cashmere apre nuove prospettive per la filiera

Siamo istintivamente portati a pensare che l’impegno dell’Impresa nel Sociale ne rallenti la Produttività: in effetti, nell’Economia della Complessità, tra CSR e Competitività esiste spesso un rapporto di diretta proporzionalità.

L’iniziativa di Saldarini 1882 in Mongolia, patria del Cashmere, dimostra come un’Impresa possa coltivare gli interessi dell’Azienda e nel contempo portare avanti encomiabili iniziative nel Sociale.

Saldarini, negli ultimi anni, infatti, ha intrapreso un meritorio percorso su scala internazionale, teso sia ad alimentare lo sviluppo aziendale sia a migliorare le condizioni di vita dei pastori in Mongolia.

Da quando il ventaglio degli utilizzi del Cashmere si è ampliato in modo esponenziale, con il suo ingresso anche nel campo del fast fashion, la produzione del prezioso materiale è aumentata significativamente.

Nel 2025, la Mongolia, primo Paese produttore di Cashmere nel mondo, con una quota del 40%, ne ha esportato per un valore di circa 700 milioni di dollari, in aumento di quasi il 28% rispetto al 2024.

Tutto ciò, però, non si è tradotto in un miglioramento delle condizioni di vita dei pastori di hircus, le capre dalle quali si ricava la preziosa fibra, alle prese con povertà e problemi da cambiamento climatico.

Così, nel 2022, è nata MNFPUGs Sustainable Cashmere S.r.l., una joint venture tra la famiglia Saldarini e il Sindacato Mongolian National Federation of Pasture User Groups of herders.

La nuova società, dunque, è stata creata insieme al sindacato degli allevatori nomadi mongoli, che rappresentano ben un terzo della popolazione nazionale e addirittura il 70% di quella rurale.

Un perno dell’iniziativa è dato dal riconoscimento per il “Sustainable Cashmere of Mongolia” della certificazione IGP, ma Il percorso per l’ottenimento dell’IG si sta rivelando non privo di ostacoli.

Il 30 aprile 2024 la Commissione Europea, con la Decisione 2024/1224, ha respinto la domanda di registrazione dell’IG, in quanto il Cashmere cardato non rientrerebbe nell’ambito del Regolamento.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha però accolto il ricorso di Francesco e Laurence Saldarini, nella causa T-383/24, capovolgendo l’esito della controversia.

I Giudici hanno statuito che la Commissione ha interpretato in modo erroneo l’ambito di applicazione del Regolamento relativo ai regimi di qualità dei prodotti, alla luce della nomenclatura TARIC.

Il Tribunale, conseguentemente, ha deciso che il termine “lana”, come definito nel Regolamento, include anche la lana di cashmere, meritevole quindi dell’Indicazione Geografica.

L’articolo completo è stato pubblicato su grandimagazziniculturali.it

 

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