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Sport e proprietà intellettuale: la partita si gioca anche fuori dal campo

Dai brevetti alle immagini degli atleti, fino all’IA e ai dati biometrici: la proprietà intellettuale è sempre più centrale nell’economia dello sport

Quando pensiamo allo sport, immaginiamo atleti, competizioni, stadi, tifosi. Ma dietro ogni grande evento sportivo c’è un patrimonio immateriale fatto di brevetti, marchi, design, dati, diritti e know-how. La proprietà intellettuale, infatti, è ormai uno degli asset più importanti dell’industria sportiva. E non riguarda semplicemente la tutela di un logo o di una maglia: riguarda il modo in cui lo sport innova, comunica e crea valore.

Una scarpa da running, una racchetta da tennis, un casco, una bici da competizione o un costume da nuoto non sono semplici “prodotti”: spesso incorporano soluzioni tecniche, materiali innovativi e design distintivi. Il caso dei costumi per il nuoto o delle scarpe da corsa ad alte prestazioni — come le Nike Vaporfly — mostra bene come l’innovazione nell’attrezzatura possa incidere persino sul risultato sportivo, aprendo dibattiti non solo commerciali, ma anche regolamentari.

Il nome di un campione, il suo logo personale, una celebrazione, uno slogan o persino un gesto distintivo (basti pensare all’esultanza di Usain Bolt) possono diventare elementi di branding. Michael Jordan non è solo un ex atleta: è un marchio globale. Lo stesso vale, con modelli diversi, per Roger Federer, Cristiano Ronaldo, Serena Williams o LeBron James. In questi casi, la tutela dell’immagine e dei segni distintivi diventa essenziale per sponsorizzazioni, merchandising, campagne pubblicitarie e collaborazioni commerciali.

Le immagini di una partita, la trasmissione di un gran premio o la distribuzione degli highlights non sono contenuti “liberi”: sono oggetto di accordi complessi, licenze e diritti esclusivi. La tutela dei diritti di diffusione serve a proteggere un valore economico che spesso rappresenta la prima voce delle entrate economiche per un club o per una manifestazione sportiva.

E, alla finestra, troviamo le nuove sfide: dati, digitalizzazione e intelligenza artificiale. In altre parole, l’IA può aiutare a prevedere infortuni, analizzare tattiche, personalizzare allenamenti e generare contenuti. Ma pone anche domande nuove: chi controlla i dati biometrici dell’atleta? Chi può utilizzare la sua immagine digitale? Cosa accade se un sistema di IA riproduce volto, voce o movimenti di un campione senza consenso?

Lo sport, quindi, non è solo competizione fisica. È anche innovazione, tecnologia, comunicazione, identità commerciale. E, sempre più spesso, la partita decisiva si gioca anche sul terreno della tutela giuridica.

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