La pasta è uno dei simboli del Made in Italy e, per molti consumatori, il pomodoro ne rappresenta l’abbinamento più immediato e iconico.
Non sorprende quindi che proprio il pomodoro costituisca il filo rosso che oggi unisce le strategie di due grandi protagonisti italiani della pasta.
Nelle ultime settimane, infatti, sia Pasta La Molisana sia F.lli De Cecco di Filippo – Fara San Martino S.p.A. hanno scelto di rafforzare la propria presenza nel settore delle conserve, puntando a un maggiore controllo della filiera.
La Molisana sta entrando nel comparto del pomodoro con l’acquisizione di un’azienda conserviera del territorio. De Cecco, invece, ha siglato un accordo per acquisire Rossogargano, con l’obiettivo di rafforzare il controllo della filiera e accelerare lo sviluppo.
Non è un caso che queste operazioni avvengano quasi simultaneamente. Esse rappresentano in modo evidente una strategia di integrazione della catena del valore e di rafforzamento del rapporto con il consumatore finale.
Oggi, infatti, il vantaggio competitivo non si fonda più soltanto sulla qualità del prodotto, sulla capacità produttiva o sulla distribuzione, ma sempre più sul presidio della filiera e sulla costruzione di un’esperienza di consumo completa.
Per il consumatore, poter acquistare pasta e sugo riconducibili allo stesso marchio contribuisce a rafforzare la percezione di autenticità, qualità e affidabilità. In questa prospettiva, il pomodoro diventa un asset strategico, capace di generare valore aggiunto e di consolidare il posizionamento delle imprese sui mercati internazionali.
Pur seguendo percorsi differenti, La Molisana e De Cecco convergono verso un modello di gruppo alimentare integrato, evolvendo da produttori specializzati a operatori in grado di presidiare un numero crescente di prodotti simbolo della cucina italiana.
Dal punto di vista giuridico, queste operazioni accrescono inoltre l’importanza di temi quali l’origine delle materie prime, la sostenibilità ambientale e la trasparenza lungo la filiera. L’integrazione verticale diventa così non soltanto un fattore di competitività, ma anche uno strumento per rispondere alle crescenti esigenze di conformità normativa.
È probabilmente su questo terreno che si giocherà una parte significativa della competitività futura dell’agroalimentare italiano. Del resto, se la cucina italiana è Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, forse non sorprende che due grandi produttori di pasta abbiano deciso di puntare proprio sul pomodoro: in fondo, poche cose raccontano l’Italia nel mondo quanto un semplice piatto di pasta al pomodoro!