Entrerà in vigore il prossimo 24 marzo il D. Lgs. n. 30/2026 che recepisce la Direttiva (UE) 2024/825, nota come “Direttiva Greenwashing”, con applicazione dal 27 settembre 2026. L’obiettivo è quello di rafforzare la tutela dei consumatori nel contesto della transizione verde e di introdurre maggiori obblighi di trasparenza e verificabilità a carico delle imprese.
Il decreto interviene sul Codice del Consumo (articoli 18 e seguenti), ampliando la definizione di “beni” e introducendo nuove nozioni quali asserzione ambientale, asserzione generica, marchio o etichetta di sostenibilità ed eccellenza delle prestazioni ambientali. Le dichiarazioni ambientali dovranno essere fondate su elementi verificabili, attendibili e comprovati, anche mediante adeguati sistemi di certificazione.
Viene rafforzato, all’articolo 21 del Codice del Consumo, il divieto di pratiche commerciali scorrette e in particolare:
- affermazioni ambientali vaghe o non verificabili;
- valorizzazione di caratteristiche irrilevanti o già obbligatorie per legge;
- utilizzo delle compensazioni di emissioni come unico elemento promozionale;
- dichiarazioni su prestazioni future prive di adeguati piani di supporto;
- omissioni ingannevoli relative ai criteri di confronto tra prodotti, in particolare su durabilità, riparabilità e riciclabilità.
Sono inoltre introdotte misure per contrastare l’obsolescenza programmata, tra cui il divieto di informazioni fuorvianti su durabilità e riparabilità, l’obbligo di trasparenza sugli aggiornamenti software e sul loro impatto e la necessità di comunicare l’indice di riparabilità o, in alternativa, informazioni su ricambi, costi e manutenzione.
Gli operatori economici dovranno fornire, prima della conclusione del contratto, informazioni chiare e complete, tra cui la garanzia legale di conformità (minimo due anni), eventuali garanzie commerciali aggiuntive, la durata degli aggiornamenti software, la disponibilità e il costo dei pezzi di ricambio, le istruzioni per manutenzione e riparazione ed eventuali opzioni di consegna a ridotto impatto ambientale. Tali obblighi si applicano anche ai contratti a distanza e online.
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato potrà inibire le pratiche scorrette e irrogare sanzioni fino a 10 milioni di euro, mentre i consumatori potranno agire in giudizio per ottenere rimedi quali risarcimento, riduzione del prezzo o risoluzione del contratto.
Il D. Lgs. n. 30/2026 rappresenta un’evoluzione significativa del Codice del Consumo, rafforzando la lotta al greenwashing e promuovendo un mercato più trasparente, sostenibile e responsabile.
L’articolo completo è stato pubblicato su italiacircolare.it