L’innovazione tecnologica rappresentata dalla blockchain, dalle criptovalute e dalle stablecoin sta rivoluzionando strumenti e processi tradizionali. L’avvento delle stablecoin – criptovalute ancorate ad un asset stabile (alle quali ho dedicato la loro introduzione in alcuni post precedenti) – anche su impulso del recente “Genius Act statunitense”, sta rapidamente prendendo piede anche quale strumento innovativo di pagamento.
Infatti, in alcune realtà internazionali è già possibile ricevere almeno parte dello stipendio in stablecoin, soprattutto in contesti digitali e di freelance.
Dal punto di vista giuslavoristico, il pagamento in stablecoin potrebbe essere ammissibile purché sussista il consenso esplicito e informato del lavoratore (artt. 1277 e 1278 c.c.). Non esiste alcun divieto formale alla corresponsione dello stipendio tramite strumenti diversi dalla moneta avente corso legale.
Tuttavia, la forma del pagamento potrebbe compromettere i principi inderogabili del diritto del lavoro, quali la sufficienza e proporzionalità della retribuzione (art. 36 Cost.), la certezza, determinabilità e disponibilità del compenso e il divieto di trasferire sul lavoratore rischi economici o tecnici connessi all’uso della blockchain o alla volatilità di altri strumenti digitali.
Per le imprese, soprattutto di grandi dimensioni, l’integrazione delle stablecoin nei sistemi retributivi offrirebbe vantaggi concreti. Le commissioni per i pagamenti internazionali potrebbero ridursi in quanto la tecnologia blockchain eliminerebbe la necessità di intermediari riducendo i costi. Un aspetto di non poco conto per le aziende presenti in più paesi che effettuano pagamenti transfrontalieri.
Inoltre, l’integrazione delle stesse stablecoin con sistemi basati su smart contract consentirebbe una maggiore flessibilità operativa: pagamenti programmati, bonus automatici, ripartizioni immediate tra più wallet e semplificazione dei processi amministrativi, aumentando efficienza e trasparenza nella gestione globale della retribuzione.
Nonostante i benefici, l’adozione presenterebbe sfide significative. In Italia i profili fiscali e previdenziali non sono ancora pienamente strutturati per i pagamenti in asset digitali. La gestione tecnica e la sicurezza richiederebbero wallet sicuri, chiavi private protette e procedure di custodia certificate.
Dunque, le stablecoin e in generale la tecnologia blockchain rappresentano strumenti utili alle imprese per innovare i processi finanziari e retributivi, migliorare l’efficienza e rafforzare la competitività internazionale.
Considerata la conformità giuridica alla normativa italiana, quindi anche le imprese italiane potrebbero adottare le stablecoin. Tuttavia, in assenza di un quadro normativo fiscale e previdenziale non ancora ben definito, ogni iniziativa rischia di rimanere isolata.