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La Torcia Olimpica Milano-Cortina 2026: manifesto di design essenziale

La torcia “Essential” di Milano-Cortina 2026 unisce innovazione, sostenibilità e semantica progettuale. Un oggetto iconico che traduce il “Less is more” in architettura del fuoco

La Torcia Olimpica di Milano-Cortina 2026 rappresenta un raffinato oggetto di Design, un progetto complesso e affascinante, ricco di contenuti e di significati.
Commissionato da Eni, Premium Partner dei Giochi, sviluppato con Versalis, il progetto porta la firma di CRA-Carlo Ratti Associati, con ingegnerizzazione e produzione a cura di Cavagna Group.
La Torcia Olimpica può essere letta come una sorta di Manifesto del Design Contemporaneo, rappresentando un prezioso concentrato di Innovazione, Sostenibilità e Semantica.
Molto dice dell’iconico progetto già il suo nome, “Essential”, che costituisce un esplicito e significativo richiamo al noto principio sancito da Ludwig Mies van der Rohe: “Less is more”.
Essential si inserisce in una tradizione di design essenziale e misurato, richiamando, come filosofia, la torcia disegnata da Sori Yanagi per Tokyo 1964, ispirata ai criteri di sottrazione e chiarezza.
La torcia è realizzata principalmente in alluminio e ottone riciclati, pesa a vuoto circa 1.060 grammi ed è progettata per essere riutilizzata: ogni bruciatore può essere ricaricato fino a dieci volte.
Il corpo della Torcia è rivestito con una finitura PVD, un trattamento ad alte prestazioni resistente al calore e all’usura, progettato per sopportare numerosi cicli di accensione e le condizioni climatiche invernali.
Il bruciatore è alimentato a bio-GPL, combustibile proveniente dalla bioraffineria Enilive di Eni in Sicilia e ricavato da materie prime rinnovabili al 100%, tra le quali oli da cucina esausti e residui agro-industriali.
La progettazione di Essentiall ha costituito una colta rivisitazione del “Less s more”, producendo una vera architettura del fuoco, per garantire alla fiamma il ruolo di protagonista indiscussa della scena.
Diretto e fulminante il commento finale di Carlo Ratti, più illuminante di cento trattati sul design: “I simboli più potenti sono quelli che sanno fare un passo indietro”.

L’articolo completo è stato pubblicato su wetheitalians.com

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