Canta Roberto Vecchioni: “La vita è così grande / che quando sarai sul punto di morire / pianterai un ulivo / convinto ancora di vederlo fiorire”.
E si legge nell’Antico Testamento: “Attese Noè altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo”.
Il rapporto tra l’Ulivo, le Olive, l’Olio e l’Uomo, la Vita, l’Umanità è tanto antico e consolidato quanto stretto e celebrato.
L’iniziativa d’impresa della quale vogliamo qui trattare, in qualche modo, può essere letta come una traduzione in chiave contemporanea di questo storico rapporto.
L’innovazione per la sostenibilità, infatti, ha portato ad ottenere una nuova energia dai frutti più estremi e poveri dell’Ulivo.
Si tratta della produzione di biometano attraverso la digestione anaerobica dalla sansa, vale a dire un materiale di scarto composto da parti di polpa e buccia, derivante dal processo di estrazione dell’olio dalle olive.
Il progetto nasce in Puglia, prima regione d’Italia produttrice di olio extravergine di oliva, con il più alto numero di frantoi, dove è stato realizzato un avanzato modello di economia circolare, che coniuga agricoltura, innovazione e territorio.
Protagonista dell’iniziativa è la società agricola Arca, nata dalla collaborazione di cinque famiglie imprenditoriali con una lunga tradizione nel settore agroindustriale, che da anni investe nelle tecnologie più innovative per la produzione di biogas e biometano.
L’azienda ha avviato a Cerignola un impianto di digestione anaerobica che trasforma sottoprodotti agricoli, come sanse, liquami zootecnici e vinacce, in energia rinnovabile.
L’impianto, circondato da circa 90 ettari di uliveti, è costituito da cinque digestori anaerobici: due primari da 7.200 m³ totali, due secondari di pari dimensioni e uno di stoccaggio coperto con recupero di biogas da 6.500 m³.
La struttura prevede anche lagunaggi per lo stoccaggio della sansa e alcuni silos orizzontali per lo stoccaggio dei prodotti in co-digestione.
L’impianto è alimentato da sottoprodotti agricoli locali, come sansa bifasica liquida in misura del 60% e foglie di ulivo in co-digestione con effluenti zootecnici.
Il biogas proveniente dai digestori viene purificato da eventuali impurità e poi inviato all’impianto di upgrading, che rimuove la CO₂ dal biogas grezzo e lo trasforma in biometano.
L’impianto produce biometano (500 Smc/ora), energia elettrica e termica, oltre al digestato, un fertilizzante organico di alta qualità utilizzato sui 600 ettari di terreni agricoli gestiti dall’azienda.
Dunque un sistema articolato e innovativo, che permette anche di ridurre i costi di fertilizzazione, arricchendo al contempo il suolo e garantendo ai terreni una fertilità a lungo termine.
L’iniziativa ha attirato l’attenzione di Legambiente, che l’ha inserita nella propria campagna nazionale sui cantieri della transizione ecologica.
I due elementi maggiormente distintivi dell’impianto di Cerignola sono la realizzazione di una filiera corta, con un raggio medio di 10 km, e il coinvolgimento del produttore del sottoprodotto principale, sansa e foglie di olive, nella valorizzazione economica di questa risorsa.
Il progetto risponde ai dettami del Biogasfattobene, modello di produzione promosso dal CIB Consorzio Italiano Biogas, che integra produzione di energia rinnovabile, cibo di qualità e pratiche agricole sostenibili.
Dice Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente: “I frantoi producono enormi volumi di sottoprodotti organici liquidi e solidi, il loro riutilizzo è molto costoso e in assenza di digestione anaerobica ha impatti negativi sull’ambiente. Recuperare questi scarti per farne energia rinnovabile, mettendo in rete i produttori del territorio e avviando una solida alleanza tra agricoltura, produzione di energia e cura dei suoli, è una sfida cruciale che la Puglia ha dimostrato che si può vincere. Il nostro auspicio è che questa filiera circolare virtuosa venga replicata in tutto il territorio nazionale. La digestione anaerobica per produrre biometano e digestato di qualità è un processo che comporta diversi vantaggi, contribuisce alla decarbonizzazione, a ottimizzare l’utilizzo e la gestione degli scarti agroalimentari e dei reflui zootecnici. In più le tecnologie ormai consolidate minimizzano gli odori sgradevoli e non producono batteri patogeni”.
Commenta Piero Gattoni, presidente del CIB: “L’azienda Arca rappresenta un modello innovativo e sostenibile nella produzione di biometano in Italia. Questo progetto concretizza la visione del Biogasfattobene, dimostrando come l’alleanza tra agricoltura e industria possa tracciare un cammino positivo per il raggiungimento degli obiettivi di transizione ecologica e competitività delle produzioni alimentari di qualità, grazie alla spinta dell’innovazione tecnologica”.
Dichiara Massimo Borrelli, presidente Arca: “Essere scelti da Legambiente come esempio di transizione ecologica conferma l’efficacia della nostra visione imprenditoriale, sostenere la terra. L’intera filiera è stata immaginata, progettata, realizzata e gestita con il preciso scopo di creare valore sostenibile, sia dal punto di vista economico che agronomico, tanto per il territorio quanto per il futuro della nostra terra. Solo attraverso mezzi di produzione innovativi, che recuperano e rinnovano i corretti usi del passato, è possibile trasferire questo immenso valore agronomico alle future generazioni e ai territori a cui appartengono”.