Seppur in tante liste della spesa si può leggere “scottex”, sarebbe più corretto scrivere: “Scottex®️”.
O, per lo meno, se si vuole acquistare il prodotto della Kimberly-Clark e non un qualsiasi rotolo di carta assorbente. Questo perché, seppur il nome è divenuto di uso comune, non è decaduto per volgarizzazione, in quanto la multinazionale continua a usarlo come marchio che risulta regolarmente registrato nel Regno Unito.
Si tratta dello stesso principio confermato dal tribunale di Roma con la sentenza del 16 ottobre 2025 che ha negato la decadenza del marchio “Cinecittà”: un nome entrato nel linguaggio comune, ma che conserva unicità e capacità distintiva nel settore cinematografico, continuando a identificare una precisa origine imprenditoriale. Il punto, infatti, è che non conta solo quanto un marchio sia usato, ma come viene percepito dal pubblico e come viene difeso dal suo titolare.
Fra i casi di maggior rilievo citati da “Il Sole 24 Ore” nell’articolo che parla di questa sentenza, c’è anche quello relativo a “Kamut®️”. È uno dei casi trattati dal nostro studio. Kamut®️ è un marchio registrato utilizzato per contraddistinguere il grano khorasan e può essere impiegato solo su licenza. Nella controversia, la controparte riteneva di poter utilizzare il termine Kamut®️ come se fosse il nome generico del cereale, sostenendo che il marchio si fosse ormai volgarizzato. Ma il tribunale di Venezia ha escluso la volgarizzazione, affermando che il marchio non può dirsi decaduto quando il titolare ha fatto, sotto tutti i profili rilevanti, tutto ciò che era esigibile per contrastare il fenomeno della volgarizzazione.
Uso corretto del segno, attività di enforcement, reazioni agli impieghi impropri: sono questi gli elementi che consentono a un marchio di restare tale, anche quando diventa estremamente noto. Essere “famosi”, infatti, non significa essere destinati al pubblico dominio. La linea di confine è sottile, ma si può presidiare.