Con il D.lgs. 125/2024, che recepisce la direttiva europea CSRD, le informazioni ESG entrano ufficialmente nella relazione sulla gestione, acquisendo la stessa rilevanza giuridica delle informazioni economico-finanziarie.
Questo comporta che gli amministratori rispondono personalmente della veridicità dei dati ambientali, sociali e di governance. Errori, omissioni o dati fuorvianti su emissioni di CO₂, gestione del personale o catena del valore non riguardano solo l’immagine dell’azienda, ma incidono direttamente sull’adeguatezza degli assetti organizzativi, sui doveri di diligenza e sulle responsabilità penali ai sensi del decreto legislativo 231/2001.
Il Quaderno OIBR n. 15, pubblicato nel dicembre 2025, evidenzia che il ruolo del consiglio di amministrazione si estende oltre le scelte economiche e finanziarie, diventando centrale nel presidio dei processi, dei sistemi e dei controlli necessari a garantire dati affidabili e coerenti con gli standard ESG e con gli ESRS europei.
Non è sufficiente definire obiettivi ESG: la responsabilità nasce dall’assenza di un presidio organizzativo adeguato e dalla mancata adozione di metodi strutturati. In questo contesto, l’analisi di doppia materialità emerge come strumento chiave, in quanto consente di identificare rischi, impatti e opportunità lungo l’intera catena del valore.
Una rendicontazione incompleta o meramente descrittiva può risultare fuorviante, generando responsabilità dirette per il board nei confronti di soci, creditori e mercato.
La governance ESG si intreccia inoltre con i Modelli 231, coprendo rischi ambientali, sociali, fiscali e di filiera produttiva. Il greenwashing, così come l’assenza di sistemi di assurance adeguati, amplifica le responsabilità degli amministratori, rendendo la qualità e l’affidabilità dei dati ESG un vero e proprio banco di prova per il consiglio di amministrazione.
Le evidenze del Rapporto OCSE 2025 confermano questa evoluzione, mostrando come i consigli di amministrazione assumano un ruolo diretto nella supervisione dei rischi ESG, integrandoli nei sistemi di remunerazione e nei processi decisionali strategici.
In sintesi, la sostenibilità diventa parte integrante del processo decisionale aziendale, con un forte legame tra diligenza, governance e creazione di valore sostenibile. Gli amministratori sono chiamati non solo a presidiare la conformità normativa, ma a guidare l’impresa in un contesto in cui trasparenza, affidabilità e responsabilità rappresentano strumenti essenziali di gestione strategica.