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La crescente frequenza delle calamità naturali mette sotto pressione la capacità liquidativa delle assicurazioni. Rete peritale, regolazione e nuovi ruoli professionali diventano leve decisive

Sta emergendo da qualche tempo, finalmente nella sua rilevanza, il tema della “capacità liquidativa” dell’industria assicurativa, con particolare riferimento alle coperture assicurative property delle calamità naturali e alla sostenibilità dei rispettivi processi organizzativi.

Come già si è avuto occasione di rimarcare, si tratta della capacità del settore assicurativo di gestire efficientemente ed efficacemente i sinistri, adeguando risorse e processi allo sviluppo della produzione assicurativa e soprattutto alla crescente complessità e volatilità dei danni prodotti dalle calamità naturali (Nat Cat).

Questa problematica intrinseca della produzione assicurativa, tradizionalmente lasciata sullo sfondo come materia di back-office, sicuramente meno appassionante rispetto ai nuovi rischi, alle sfide sottoscrittive e alla auspicata crescita della penetrazione assicurativa, non è certamente nuova nel settore, ma ha suscitato di recente qualche accentuato interesse in occasione degli eventi atmosferici di eccezionale intensità verificatisi nel luglio 2023 nel Nord Italia. Le forti tempeste convettive del 2023 hanno colpito infatti nel breve arco temporale di un paio di settimane circa un sesto del territorio nazionale, generando danni assicurativi per più di 6 miliardi di euro e un numero di sinistri superiore alle 400.000 unità che ha congestionato i processi liquidativi e mostrato in modo drammatico l’insufficienza delle risorse disponibili, cogliendo in qualche modo di sorpresa assicuratori e riassicuratori. Tali criticità, peraltro, si manifestavano proprio alla vigilia dell’entrata in vigore delle nuove norme sull’assicurazione obbligatoria delle imprese contro le calamità naturali e suscitavano legittime preoccupazioni sulla tenuta del sistema, a fronte del prevedibile considerevole aumento della penetrazione assicurativa Nat Cat, delle relative esposizioni e quindi dei volumi dei sinistri.

Criticità centrale della problematica della capacità liquidativa dell’industria assicurativa italiana è la rete peritale, quale asse portante e strumento di outsourcing imprescindibile del sistema liquidativo property delle compagnie assicuratrici. Questa criticità si innesta nelle più ampie complessità strutturali della filiera liquidativa delle compagnie, incidendo peraltro specificamente sulla fase valutativa del danno, centrale nel processo di claims management e funzionale, tra l’altro, alla corretta riservazione tecnica nonché all’efficienza del processo riassicurativo, essenziale a sua volta nelle coperture assicurative Nat Cat.

Aspetti salienti di questa criticità sono la natura eterogenea e pulviscolare della rete; la prevalenza dei sinistri di frequenza, soprattutto Auto, caratterizzati da valori e complessità contenuti; la forte competizione tra operatori alimentata dal principio del contenimento dei costi; l’assenza diffusa di pianificazione strategica della capacità liquidativa; la difficoltà delle imprese peritali più strutturate a pianificare e finanziare sviluppo tecnologico e formazione; il numero estremamente ridotto di periti formati per i sinistri complessi Nat Cat; la scarsa attrattività della professione peritale.

Entrato in vigore l’obbligo assicurativo delle imprese nel corso del 2025 e in assenza di nuovi picchi di sinistralità come quello del 2023, l’attenzione generale per la tematica si è parzialmente attenuata, pur se alcune novità sono emerse a conferma della rilevanza del problema.

Nel febbraio del 2025 l’IVASS, preoccupata dell’impatto degli eventi atmosferici estremi sul sistema liquidativo, emanava una Lettera al mercato esprimendo considerazioni ed aspettative verso le imprese in merito alla pianificazione di azioni preventive a medio e lungo termine. In particolare, l’IVASS ha richiesto un’attenta revisione dei processi di gestione dei sinistri da calamità naturali e l’adozione di iniziative modulari e flessibili di prevenzione.

Una seconda importante novità è costituita dalla delega al Governo, con legge 18 marzo 2025, n. 40, per la costituzione presso CONSAP del ruolo degli esperti per la stima economica dei danni prodotti da eventi calamitosi. Si tratta di un ruolo di periti assicurativi specifico per le calamità naturali ed aggiuntivo rispetto al ruolo dei periti Auto già esistente.

La funzione di un ruolo professionale specifico per l’attività di accertamento e stima dei danni a cose derivanti da calamità naturali è quella di creare una categoria di periti le cui competenze professionali vengano certificate e attestate dall’inserimento in un apposito elenco, rafforzando al contempo l’attrattività della professione e il ricambio generazionale.

Questi interventi istituzionali mostrano una comune preoccupazione per le criticità strutturali dell’industria assicurativa in tema di capacità liquidativa nelle assicurazioni Nat Cat.

Rispetto all’iniziativa dell’IVASS, appare necessario che le imprese assicuratrici includano tra le misure di prevenzione strumenti idonei a garantire un livello minimo di strutture e di efficacia liquidativa sul territorio, anche attraverso partnership di medio e lungo termine con imprese peritali.

Una diversa impostazione del rapporto tra compagnie e imprese peritali fondata su partnership di durata costituisce un fattore essenziale per l’evoluzione imprenditoriale del mondo delle perizie assicurative, agevolandone pianificazione, investimenti, crescita dimensionale e sviluppo tecnologico.

Venendo all’introduzione del ruolo dei periti catastrofali, un aspetto centrale è l’attrattività della professione a fronte del fabbisogno di maggiori risorse. I limiti strutturali del mercato peritale influenzano negativamente tale attrattività, rendendo la professione poco ambita per le nuove generazioni.

L’insufficienza numerica di periti specializzati emersa nel 2023 rappresenta una preoccupazione crescente alla luce del mutamento climatico e dell’espansione delle coperture catastrofali. L’evoluzione tecnologica e le soluzioni parametriche non appaiono sufficienti, nel breve e medio termine, a risolvere il problema.

Sarà quindi determinante il modo in cui la normativa di attuazione definirà il ruolo professionale dei periti catastrofali, con particolare attenzione ai requisiti di accesso, alla formazione e all’idoneità professionale, che ne costituiscono il cardine.

I costi della formazione, intesa come formazione permanente, richiedono una riflessione sulle dinamiche del mercato peritale e sul ruolo delle imprese peritali nel supportare la crescita professionale della rete.

In definitiva, l’introduzione di un ruolo professionale specifico per i periti assicurativi catastrofali può rappresentare un passaggio fondamentale per l’industria assicurativa, a condizione che si inserisca in una trasformazione organica dei processi sottoscrittivi e liquidativi e contribuisca concretamente al rafforzamento della capacità liquidativa del sistema.

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