Da un lato c’è Paul McCartney, memoria vivente della musica internazionale, che sceglie il silenzio come forma di protesta contro l’utilizzo non autorizzato delle opere creative per addestrare i modelli di intelligenza artificiale. Un gesto simbolico, ma potente: ricordare che la creatività non può essere considerata una risorsa gratuita da cui attingere senza regole né consenso.
Dall’altro lato c’è Breaking Rust, artista virtuale con una memoria fatta di byte, che conquista per la prima volta nella storia il primo posto in una classifica ufficiale Billboard con un brano interamente generato dall’AI. Non più un esperimento, ma un risultato commerciale che dimostra come l’intelligenza artificiale sia ormai un vero competitor nel mercato culturale, non un semplice strumento a supporto dell’uomo.
Tra questi due estremi si colloca il diritto d’autore, chiamato a presidiare una nuova frontiera: quella in cui la creatività umana rischia di diventare “materia prima” per alimentare algoritmi sempre più sofisticati, senza adeguate tutele e senza un equilibrio chiaro tra innovazione tecnologica e diritti dei creatori.
L’AI non “sta arrivando”: è già arrivata.
E il confronto tra tutela dei diritti, libertà di innovazione e corretto funzionamento del mercato creativo non è più teorico: è qui, adesso.
La sfida non è fermare la tecnologia, ma governarla.
E farlo nel rispetto di chi, da sempre, alimenta la cultura con il frutto della propria creatività.